La sicurezza non può essere solo un elenco di regole rigide. Focus su Safety Differently e FRAM per accettare la variabilità, imparare dalle esperienze e costruire organizzazioni resilienti. A cura di Andrea Cirincione e Alessandro Baseggio.
Non c’è dubbio che di fronte al numero sempre troppo alto di infortuni e malattie professionali e alla poca efficacia delle usuali strategie di prevenzione, sia importante avere il coraggio di porsi domande nuove per avere risposte diverse. Risposte e soluzioni che magari portino a modelli prevenzionistici più efficaci.
È quello che cercano di fare il Dott. Andrea Cirincione, Psicologo del lavoro e delle organizzazioni, e l’Ing. Alessandro Baseggio, Ingegnere della sicurezza civile e industriale, sottolineando – nel primo contributo dal titolo “La Gestione della Variabilità: l’evoluzione della sicurezza sul lavoro” – che probabilmente “la variabilità nei sistemi complessi non è un nemico da combattere, ma una risorsa da gestire”.
Buona lettura.
Perché, nonostante procedure rigorose, continuano a verificarsi incidenti sul lavoro?
Nonostante i progressi tecnologici e normative più stringenti, i dati italiani su infortuni, decessi e malattie professionali (circa 600.000 infortuni/anno, 1.200 decessi e 59.000 malattie nel quinquennio 2020-2024) rimangono allarmanti. Perché le misure di prevenzione tradizionali non bastano? La risposta si può trovare in un cambio di prospettiva: la variabilità nei sistemi complessi non è un nemico da combattere, ma una risorsa da gestire.
Storicamente, la sicurezza sul lavoro si è basata su logiche lineari: migliorare macchinari, introdurre DPI e standardizzare processi, presupponendo che una causa generasse sempre lo stesso effetto. Oggi, però, i contesti lavorativi sono sistemi complessi, dove persone, tecnologia e ambiente interagiscono in modo imprevedibile. Piccole variazioni possono innescare effetti a catena, positivi o negativi. È qui che entra in gioco l’approccio Safety Differently e il FRAM (Functional Resonance Analysis Method), strumenti che trasformano la variabilità da problema a opportunità.
Secondo Sidney Dekker, i modelli tradizionali (Safety I) falliscono perché cercano di eliminare ogni deviazione. Safety Differently ribalta questa visione: le deviazioni sono inevitabili e spesso necessarie.
Prendiamo un esempio: movimentazione di un carico pesante in officina.
Con Safety I, la deviazione dal percorso e la mancanza del segnalatore ufficiale sarebbero viste come violazioni delle regole, da analizzare e correggere. Con Safety Differently, l’azione dell’operatore può essere riconosciuta come un esempio di adattamento intelligente: ha valutato la situazione reale, ha gestito il rischio in modo attivo e ha preso decisioni per mantenere la sicurezza in un contesto variabile.
Questo esempio dimostra come le deviazioni dalle procedure non siano necessariamente segni di disattenzione o rischio, ma spesso riflettano la capacità degli operatori di gestire la complessità e agire in modo sicuro anche in situazioni non previste.
Punire queste deviazioni significa perdere l’occasione di apprendere da ciò che funziona. Gli incidenti e i successi nascono dalle stesse dinamiche; la differenza è che i secondi sono molto più frequenti. Dare autonomia agli operatori (al cosiddetto sharp end) permette di sfruttare la loro esperienza sul campo, creando un circolo virtuoso di miglioramento continuo.
Erik Hollnagel, con il FRAM, invita a superare la ricerca della "causa radice" degli incidenti.
Questo metodo analizza come le funzioni di un sistema (ad esempio, comunicazione, decisioni, risorse) risuonano tra loro. Piccoli adattamenti in un’area possono amplificarsi altrove, generando risultati impattanti. Per capire, con la semplicità di un esempio banale, come funziona:
Ma con il FRAM, guardiamo oltre il singolo errore per capire come diverse funzioni abbiano interagito.
Risonanza funzionale:
Nessun singolo fattore ha "causato" l’incidente, ma la combinazione di piccoli elementi ha creato le condizioni per il caffè rovesciato.
Con il FRAM, non si chiede: "Chi ha sbagliato?", ma:
Ad esempio, si potrebbero rivedere le abitudini sul posto di lavoro, migliorare l'organizzazione degli spazi o segnalare la necessità di sistemare le sedie. Questo approccio aiuta a prevenire problemi futuri senza cercare un colpevole.
Costruire una cultura dell’apprendimento, non della paura
Per gestire la variabilità, serve sicurezza psicologica: i lavoratori devono sentirsi liberi di segnalare errori e deviazioni senza timore di punizioni. La Restorative Just Culture sposta il focus dalla colpa individuale alle condizioni sistemiche. Combattere la blame culture (cultura della colpa) non significa negare la responsabilità sul piano giuridico, ma distinguere tra questa e la comprensione delle cause sistemiche che hanno contribuito all’evento. La responsabilità resta, ma viene integrata in un’analisi più ampia che mira a migliorare il sistema.
Ad esempio, se un operatore salta un passaggio di sicurezza, chiediamoci: quali pressioni (tempo, risorse, formazione) lo hanno portato a quella scelta? Questo approccio svela le fragilità nascoste del sistema, trasformando ogni evento in un’opportunità di apprendimento.
In un mondo sempre più complesso, la sicurezza non può essere un elenco di regole rigide. Safety Differently e FRAM offrono un percorso concreto: accettare la variabilità, imparare dalle esperienze quotidiane e costruire organizzazioni resilienti. Non si tratta di eliminare gli errori, ma di trasformarli in leve per innovare.
La vera sicurezza non è un traguardo, ma un viaggio continuo. Iniziarlo richiede coraggio, curiosità e la volontà di mettere le persone al centro.
dott. Andrea Cirincione, Psicologo del Lavoro e delle Organizzazioni
Ing. Alessandro Baseggio, Ingegnere della Sicurezza Civile e Industriale
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Tratto da: https://www.puntosicuro.it/approfondimento-C-8/la-gestione-della-variabilita-l-evoluzione-della-sicurezza-sul-lavoro-AR-25116/